PER OTTENERE PROFITTO DALLA COLTIVAZIONE DI ERBE OFFICINALI I PRODUTTORI DEVONO INIZIARE A FARE MURO

a cura di Alberto Manzo, funzionario tecnico presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali

Il Dottor Manzo è l’attuale Coordinatore del Tavolo tecnico del settore florovivaistico nonché del Tavolo di filiera delle piante officinali presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Ha maturato una vasta esperienza nel settore agrobiologico e composto una serie di pubblicazioni ufficiali nell’ambito del settore agricolo in Italia. Tra le sue ultime pubblicazioni, va ricordato in particolare il Piano di Settore della Filiera delle Piante Officinali 2014­-2016, predisposto con altri esperti di diverse discipline, che raccoglie i dati e le statistiche più importanti sulla situazione del settore in Italia al 2013.

 

Chi volesse intraprendere la coltivazione di erbe officinali, quali strategie dovrebbe adottare per ottenere profitto?

cooperative agricole officinali

Dalle statistiche evidenziate nel Piano di Settore è evidente che a livello nazionale ci sono pochi grossisti che hanno una sorta di controllo monopolio del mercato. Non solo: queste figure fanno anche da intermediari con la grande distribuzione, mantenendo i prezzi di vendita dei prodotti sicuramente più bassi per gli spingendo spesso l’agricoltori. a diminuire il prezzo. E’ ovvio che c’è qualcosa che non va in questo sistema. L’agricoltore deve avere una remunerazione soddisfacente per poter continuare a produrre, l’intermediario non può prendere una percentuale elevata della vendita. La soluzione a questo problema è creare una filiera delle piante officinali a livello regionale e nazionale con le Confederazioni agricole -ovvero i sindacati degli agricoltori-, che devono dare sul territorio il loro contributo svolgendo, dove possibile, una funzione di mediazione nella contrattazione.

Una possibilità importante per il produttore di erbe officinali è poi quella di unirsi ad altre aziende agricole costituendo dei distretti o delle cooperative per avere più forza sul mercato. In base alla mia esperienza, la grande cooperativa che raccoglie più aziende ha più forza non tanto nel contrattare con il grossista quanto piuttosto nel rivolgersi direttamente alle grandi aziende trasformatrici che si occupano della lavorazione del prodotto – ad esempio trasformandolo in secco o distillato, o inserendo il p.a. in prodotti cosmetici.

E’ chiaro che il più delle volte si inizia con il coltivare e raccogliere, ma è importante impegnarsi allo stesso tempo nel creare un distretto di aziende in cui si produce, si trasforma e si commercializza la materia prima, che deve essere molta, omogenea  e qualitativamente valida. In pratica, la cooperativa può avere una funzione di sviluppo e di traino, per cui dopo può passare anche alla distillazione in proprio, all’essiccazione in proprio e così via.

Quello che possiamo dire con certezza guardando i dati che sono stati raccolti nel Piano di Settore è che di certo il prodotto officinale non rimane invenduto per scarsità di domanda nel mercato. La tendenza generale è che le grandi-medio aziende provano qualche ettaro di coltivazione officinale il primo anno e poi l’anno successivo raddoppiano, se non triplicano, gli ettari in coltivazione e la produzione.

 

Che funzione potrebbero avere le istituzioni nella promozione dell’agricoltura officinale?

istituzioni puglia erbe officinali

Da una parte le Regioni dovrebbero investire sul sistema dei Gruppi operativi, e a questo proposito in realtà sono già previsti nei PSR di diverse regioni delle misure che predispongono dei fondi per i giovani agricoltori, che comunque dovrebbero aggregarsi per partire in maniera adeguata il loro bene, come dicevamo prima. In mezzo però è importante che ci sia una funzione attiva delle Confederazioni agricole che organizzino una filiera pronta a trasferire il prodotto finito alle aziende di trasformazione che acquistano il prodotto.

Per quanto riguarda le Istituzioni di Ricerca Universitaria e del CREA, si potrebbero condurre delle sperimentazioni in campo con l’università per capire quali sono le specie più adatte alla coltivazione locale. La ricerca potrebbe anche aiutare a sviluppare nuove specie di erbe officinali, andando addirittura a sostituire le specie meno richieste sul mercato e quindi creare una filiera che può riguardare la sola raccolta oppure anche andare oltre. Chiaramente tutto dipenderebbe dalla richiesta del mercato.

 

By | 2016-07-07T12:10:09+00:00 marzo 26th, 2016|Categories: Il parere dell'esperto, Il Giornale Green|0 Comments

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